turismo nelle marche

Del turismo nelle Marche si parla ogni giorno, enfatizzando gli aspetti geografici e i diversi scenari in cui trascorrere una piacevole vacanza. Ciò che spesso si trascurano sono i dettagli, legati alla popolazione locale. Le piccole, grandi caratteristiche che rendono simpatica la regione.
Uno di questi è il dialetto marchigiano. Le Marche, oltre alla classica suddivisione tra mare,colline e montagna, si può dividere in tre grandi zone, entro le quali si parlano dialetti ben diversi. Le influenze delle altre regioni e fattori storici che contribuiscono a diversificare il “comune parlare”, con termini spesso bizzarri e simpatici.
Partendo da nord, la propaggine più vicina al mare e alla Romagna conferisce al dialetto urbinate e pesarese chiare inclinazioni romagnole. Tanto che, se non ci fossero le indicazioni stradali e i cartelli dei vari comuni a smentirci, sembrerebbe di trovarci a Riccione o nella Riviera romagnola.

                                       

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Il turismo nelle Marche centrali, invece, ha fatto conoscere ai visitatori come parlano gli abitanti del maceratese o della provincia di Ascoli Piceno. La stretta vicinanza all’Umbria ha influito; se dovessimo cercare le più piccole differenze, noteremo che nella parte montana i termini dialettali si sono conservati di più, rispetto alla parte costiera.
Giungiamo infine nella parte più a sud, vicina alla cultura abruzzese temprata da secoli di dominazioni straniere, con inevitabili influenze sul dialetto. L’abruzzese è molto comune nelle località costiere di Grottammare e San Benedetto del Tronto.